Il caso di Fakir, il marocchino morto a Bologna, dopo essere stato bloccato dai poliziotti, perché in evidente stato di alterazione e per nulla disposto a fermarsi davanti alle richieste degli agenti che con pazienza hanno cercato di calmarlo con le buone maniere, e poi comunque, applicando il protocollo previsto, è stato indegnamente strumentalizzato da una sinistra in malafede che ha scelto da mesi di destabilizzare il Paese solo per demonizzare il governo Meloni, tra l’altro scelto dagli italiani, eletto quindi, democraticamente.
E come lo fa? Oltre alla mistica dei diritti civili, del laicismo, dell’ateismo, demolendo il concetto di giustizia e facendo prevalere il pregiudizio ideologico contro ogni forma di autorità, dalle Forze dell’Ordine, al professore, dal sacerdote, al ruolo naturale di ogni padre dentro la famiglia.
Una sinistra che, per iniziativa di un sindaco sprezzante e demagogico, ha chiamato a raccolta una piazza di esagitati contro le istituzioni (se lo slogan è fare giustizia, vuol dire che qualcuno ha commesso un’ingiustizia: messaggio chiaro), prima ancora di sapere come realmente si sono svolti i fatti e quale sia stata la vera causa della morte dell’uomo fermato e immobilizzato.
Esattamente l’opposto di quanto auspicato e suggerito dalla Chiesa, per voce proprio del Cardinale di Bologna che aveva immediatamente chiesto che non prevalessero odio, violenza e strumentalizzazioni varie, facendo appello al dialogo. Un dialogo in realtà difficile da attuarsi in situazioni tanto esacerbate. E aggravate dalla campagna elettorale ormai alle porte.
Forse il richiamo era rivolto a una destra che sta cercando di stringere le maglie di una giustizia che fa acqua da ogni parte e che da troppo tempo difende e premia chi delinque e condanna invece, le vittime delle violenze, degli abusi, delle aggressioni?
Come si è visto, ad esempio, nel caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori nel disperato tentativo di proteggere la propria famiglia. Un uomo che è stato bersaglio di rapinatori senza scrupoli e che più volte si è trovato in pericolo di vita per la violenza subita da soggetti che delinquono indisturbati nel nostro Paese. E che la fanno quasi sempre franca.
L’opinione pubblica, conti alla mano, è spaccata in due. Tutti invocano verità e giustizia. Ma non la vogliono veramente. Non sono concetti da derby o da social.
La verità e la giustizia non si ricercano con la violenza, ma col coraggio di guardare in faccia le cose anche quando vanno contro le nostre convinzioni e i nostri interessi.
La verità è che stiamo distruggendo la nostra civiltà dove il rispetto delle regole era la garanzia di una convivenza civile e rispettosa del prossimo, dell’ambiente, delle istituzioni e soprattutto di sé stessi. La distruzione della famiglia, il luogo dove le relazioni con le persone conosciute e quelle estranee si assimilavano appena nati, ha aperto la via al degrado della società intera dove oggi prevale un individualismo portato all’eccesso che genera pretese e diritti e dove chi arriva si sente padrone di esercitare la propria violenta supremazia sicuro di non essere perseguito.
La verità è che dopo il ’68, si sta diffondendo un pericoloso “luogo-comunismo”, dove lo Stato viene collocato più in basso del cittadino e dove le regole, a partire dalla sicurezza, fino all’interesse generale, il ben comune, sono da considerare meno importanti della libertà individuale senza freni.
La verità è ammettere che si usano due pesi e due misure e che oggi la vita di un immigrato violento e pregiudicato vale più di un giovane capotreno accoltellato dopo una giornata di lavoro da uno di questi soggetti senza motivo, e per il quale nessun politico, nessuna associazione, nessun benpensante ha avuto il coraggio di alzare la voce e nessun giudice ha imposto un risarcimento alla sua famiglia.
La verità è che l’accoglienza buonista tanto sbandierata si è rivelata un fallimento pericoloso ed è evidente agli occhi di tutti, visto che ormai le nostre città sono nelle mani di soggetti entrati nel nostro Paese come bisognosi e rivelatisi nel tempo una vera minaccia per la sicurezza. I dati ufficiali del Ministero dell’Interno e dell’Istat dicono che il 9% della popolazione residente in Italia è straniera e tuttavia sono il 30% dei condannati e detenuti nelle carceri.
Giustizia è riportare ordine laddove ormai le regole sono decise dal più forte, violento, arrogante che non si fa scrupoli di aggredire e insultare. È far rispettare la legge e se per farlo a volte occorre usare la forza è perché il dialogo e le buone parole in certi casi non bastano. È difendere i propri cittadini che non sono più liberi di uscire serenamente di casa, andare a fare la spesa, rientrare la sera senza il terrore di incontrare una baby gang o un pazzo armato di machete sul treno dei pendolari.
Giustizia è pensare a tutelare i nostri anziani, ammalati, disabili abbandonati a loro stessi, senza aiuti economici e assistenziali, orientando i fondi disponibili per ogni necessità, anziché mantenere soggetti e famiglie gratuitamente solo perché immigrate. È smettere di mantenere nullafacenti con i soldi delle tasse versate da chi lavora o ha lavorato una vita e ora è penalizzato da normative che li marginalizzano.
Giustizia è avere giudici che rispettano il loro ruolo di imparzialità e decidono con coscienza, anziché rispondere e obbedire a pressioni politiche (della solita parte).
Per noi di Democrazia e Sussidiarietà, Verità e Giustizia trovano la loro autenticità nelle radici cristiane, le uniche in grado di riportare l’uomo alla sua dignità e unicità, di renderlo capace di relazioni costruttive e solidali, di creare alleanze vere, accoglienti e aperte perché libere da condizionamenti materialisti e ideologici.
E a proposito… che ne pensano i cattolici? Da che parte stanno?


