Come la saggezza popolare insegna, non c’è limite al peggio. E anche alla disonestà intellettuale. Perché pur di trovare consenso e voti per restare al potere nonostante la progressiva regressione dovuta alla mancanza di coerenza, credibilità e vero interesse per il bene comune, ci si inginocchia a qualsiasi forma di strumentalizzazione in questo caso a danno dei più piccoli.
La Lega, il partito del ministro dell’Istruzione Valditara, ha infatti presentato una proposta di legge che prevede per tutti gli studenti due ore obbligatorie di psicologia nella scuola.
Che la sinistra spinga per l’introduzione forzata dell’educazione “sessuo-affettiva” con lo scopo evidente di influenzare le giovani menti verso un concetto di affettività distorto, ma abilmente camuffato da lotta alla violenza di genere, è in linea con le loro follie woke; ma che da un partito di destra arrivi una simile proposta è quantomeno indegno. E nemmeno può passare la giustificazione che si tratta di svuotare l’avversario: si diventa di fatto l’ala destra del pensiero unico laicista.
Perché dietro le buone intenzioni appare evidente che si vuole passare nelle mani dello Stato ciò che da sempre appartiene alla famiglia. L’educazione dei figli, e quindi anche le scelte che riguardano la salute fisica e mentale, è un compito che spetta ai genitori, che hanno il dovere e il diritto di crescerli secondo i loro princìpi. Se una famiglia ritiene che il proprio figlio abbia bisogno del supporto di uno psicologo, deve avere la possibilità di fruire di questo servizio fornito dallo Stato, ma mai ci deve essere l’obbligo di legge per tutti. Lo psicologo aiuta non deve sostituirsi. Saremmo agli albori dello Stato etico pedagogico.
C’è poi da domandarsi chi saranno e come verranno selezionati questi psicologi. Si parla di 18.000 professionisti della materia…Quale possibilità avranno i genitori di rifiutarsi? Quale sarà l’approccio del cosiddetto esperto strizza cervelli e della Direzione scolastica dinnanzi a un ragazzo che, cresciuto in ambiente educativo sano e con idee proprie, vorrà rifiutare di essere analizzato? Sono domande più che lecite dal momento che la proposta è stata presentata dal capo dei Dipartimenti della Lega Armando Siri, lo stesso che nel suo “Manifesto tempi nuovi” ha definito il concetto di famiglia come quella che si basa su ogni forma di amore e aperto quindi al mondo Lgbt. Ogni sospetto è dunque doveroso.
L’introduzione di questo nuovo “educatore” potrebbe significare sottoporre migliaia di studenti a una “riforma del pensiero” in quanto, con incontri sistematici, sarebbe possibile veicolare idee che nessuno potrà controllare, sarebbe facile livellare le menti al pensiero unico contrariamente a quanto è invece tenuta a fare la scuola e cioè aiutare ogni ragazzo a scoprire la propria originalità e le proprie attitudini attraverso l’istruzione e la formazione al pensiero libero.
L’altro aspetto inquietante è il pericolo che la presenza di un “dottore” possa insinuare nei nostri già fragili ragazzi la convinzione di essere in qualche modo sbagliati, difettosi, bisognosi di continuo supporto da parte degli adulti anziché dare loro gli strumenti per crescere autonomi e combattivi. Il rischio è quello di creare ancora più confusione nelle loro giovani menti a discapito del rafforzamento della loro personalità.
Non ultimo e certamente non meno importante, il costo che tale proposta comporta. Si parla di 960 milioni di euro, una vera follia. Gli italiani sono stanchi di dover vedere i loro soldi buttati in idee stravaganti di persone incapaci di guardare la realtà e individuare i veri problemi sui cui intervenire.
Un politico veramente motivato a operare per il bene dei ragazzi saprebbe come utilizzare in modo efficace una simile cifra; potrebbe infatti essere destinata ad esempio all’assunzione di più personale qualificato a sostegno degli alunni con disabilità che necessitano di assistenza continua, alla messa in sicurezza di edifici scolastici fatiscenti, all’ampliamento di spazi ricreativi all’aperto, delle palestre, delle piscine, di mense scolastiche che non risparmino sulla qualità del cibo destinato a bambini e ragazzi in crescita e tante altre necessità che ogni realtà locale potrebbe evidenziare.
Quante finalità molto più importanti avrebbero diritto ad accedere a questi fondi, che peraltro non è chiaro da dove si prevede di attingerli, e non certo per delle sedute di psicoterapia.
Diciamo basta a questo sistema politico che usa i cittadini per soddisfare le proprie ambizioni personali.
Ci auguriamo che il Governo respinga con sdegno una simile inaccettabile proposta.


