Lo scorso mercoledì si è svolto un incontro tra dirigenti e militanti di Democrazia e Sussidiarietà. Tema all’ordine del giorno: le ragioni del Sì al referendum. E al temine di un approfondito scambio di idee e opinioni, si è giunti a sottoscrivere la posizione ufficiale del movimento:
“Siamo convinti e determinati nel sostenere una riforma che metta finalmente fine allo strapotere di una Magistratura che non risponde più al dovere di operare per una giustizia giusta, ma che obbedisce a correnti ideologizzate. Da tempo infatti, anziché esercitare il ruolo previsto dalla Costituzione in favore del popolo italiano, lo penalizza e mortifica con interventi e condanne che troppo spesso diventano offensive per la dignità e la sicurezza dei cittadini. Votare Sì vuol dire quindi, un ridimensionamento delle correnti (con l’istituzione del sorteggio e non più l’imposizione di un solo nome), la separazione compiuta tra Pm e Giudice che deve essere terzo e non parte in causa (perfezionando la riforma Vassalli relativa al varo del processo accusatorio), e infine, con l’introduzione dell’Alta Corte Disciplinare, uno strumento concreto in grado di poter punire chi sbaglia”.
Motivazioni che devono diventare patrimonio di chi andrà a votare. E’ impensabile che pure i credenti e i cittadini vicini alla Chiesa dimostrino in molte occasioni di non aver compreso il valore di tale riforma. Ne va del futuro dei nostri figli.
Dall’incontro è emersa la necessità di divulgare la nostra posizione con volantini e altro materiale conoscitivo. Ricordiamo che non c’è bisogno del quorum. E viene da sé che ogni singolo voto è fondamentale.


