IL CELIBATO DEI SACERDOTI. L’APERTURA DI MONS. ZUPPI. MA PAPA LEONE COSA PENSA?

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Alle penose uscite di diversi esponenti di spicco della Chiesa cattolica su temi riguardanti i valori non negoziabili, argomenti da sempre difesi proprio dalla Chiesa stessa, siamo ormai purtroppo abituati. 

Dall’esprimersi favorevolmente nei confronti di un’immigrazione indiscriminata, o di una legge contraria alla vita come la 194 definita da Mons. Vincenzo Paglia addirittura un “pilastro” della società, alla partecipazione a iniziative contro l’omobitransfobia (termine inesistente nel vocabolario della lingua italiana) come accaduto a Padova dove Mons. Claudio Cipolla ha presieduto una delle tante veglie organizzate in diverse diocesi d’Italia dove altri Vescovi, pur non partecipando di persona, le hanno promosse e sostenute (come se pregare per contrastare il bullismo contro le persone omoaffettive fosse l’emergenza primaria dei cristiani di oggi), fino ad arrivare all’ennesima uscita infelice di Mons. Matteo Zuppi riguardo l’apertura della Chiesa al matrimonio per i sacerdoti, che lui ritiene possibile in un futuro non troppo lontano e, addirittura, al sacerdozio femminile come segni di modernità e progresso. Asserendo inoltre, che già di fatto sul tema, esistono deroghe.

È alquanto evidente che siamo di fronte a interpretazioni personali della Dottrina della Chiesa e per giunta molto distanti da quanto in essa indicato. Un’immagine alquanto distorta rispetto a quanto insegnato in duemila anni dal Catechismo della Chiesa cattolica, quella Chiesa che loro rappresentano e che ancora aveva come centralità Cristo e la Sua Parola, in tempi nei quali i problemi legati alla vita quotidiana venivano affrontati alla luce dello Spirito Santo e non certo a quella dei riflettori degli studi televisivi come accade oggi.

Mons. Zuppi, dal canto suo, sembra molto preoccupato di compiacere le aspettative del mondo. E sembra avere una concezione molto elastica su parecchi argomenti. Creando sconcerto e confusione tra i fedeli. E le sue posture “aperturiste” non si limitano alla pastorale, ma cominciano seriamente, come ho detto, a scalfire la dottrina.  

Domanda di fondo: dove comincia e dove finisce la pastorale? Ricordo sommessamente che “l’uomo è fatto per il Vangelo” e non “il Vangelo per l’uomo”. Tale rovesciamento è il più pericoloso inganno del Grande Manipolatore. Nella storia, quando i popoli, i capi, i re, i leader, hanno preteso di utilizzare ideologicamente il Vangelo abbiamo avuto le più drammatiche dittature. Il Paradiso sulla terra è diventato ciclicamente l’inferno sulla terra. 

E il secondo errore, dopo tale rovesciamento, è ridurre la misericordia e l’accoglienza, l’amore a buonismo. Così si costruisce solo “un cristianesimo senza Cristo”. L’ho già scritto: come ebbe sapientemente modo di dire Edith Stein (“non c’è verità senza amore, ma nemmeno amore senza verità”), rappresenta l’unica vera strada per evitare di dividere i credenti in due antropologie pericolose: “i cattolici della morale” e “i cattolici del sociale”. Errore da non compiere. E che Monsignor Zuppi, purtroppo, a livello di percezione ed effetti della sua comunicazione, rischia di commettere.

In questo modo si sta caricando di una responsabilità enorme verso le generazioni future, ma anche nei confronti dei fedeli che si allontanano dalla fede proprio per l’incoerenza e l’inaffidabilità che le guide pastorali stanno dimostrando con questo lassismo nei confronti dei Sacramenti, dei Comandamenti-Parola di Dio.

La nostra speranza è riposta nella presa di posizione del successore di Pietro, Sua Santità Leone XIV, al quale assicuriamo tutta la nostra vicinanza e preghiera.

Come si esprimerà nel merito il Vicario di Cristo? Condivide la posizione del presidente della Cei?