LETTERA APERTA A STEFANIA CRAXI. SE FORZA ITALIA SPOSA PANNELLA, SI CONDANNA LEI AL FINE VITA. COSA NON VA NELLA SUA PROPOSTA

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Sul tema del fine vita, la senatrice Stefania Craxi, capo gruppo azzurro a Palazzo Madama, cosi si è espressa: “Serve una legge nazionale per proteggere malati e medici, evitare caos normativo”. Una cosa è certa e non è una sorpresa: Forza Italia, in questo caso e non solo, tende la mano alla sinistra con la pretesa di trovare una soluzione alla questione sul fine vita dichiarando che è necessaria una mediazione per uscire dallo stallo in cui è finita la proposta di legge in merito.
Ma cosa si intende per mediazione? Si possono fare compromessi sulla vita e sulla morte? E ancora: uno Stato può legittimare la soppressione dei malati, dei fragili, dei disabili, eliminando il sofferente e non la sofferenza. Perché è ovvio che per la regola della Finestra di Overton, dai singoli casi di malattie inguaribili ma non incurabili, si passerà inesorabilmente dal suicidio assistito all’eutanasia vera e propria.
La presidente dei senatori di FI, in carica da pochi mesi, evidentemente si sente già investita di una responsabilità storica e “religiosa”: coordinare, indirizzare un partito che si sposta, dall’area conservatrice a quella social-democratica e laicista. Del resto, lo stesso Tajani ha detto in più di un’occasione che Fi “intende occupare quello spazio che va dalla Meloni alla Schlein” (il che la dice lunga sulla deriva).
E addirittura, sul fine vita, lo ripetiamo, ha sostenuto addirittura con orgoglio che è stato il suo partito a riaprire la discussione che si era arenata in Parlamento (“il nostro tentativo di mediazione è volto a portare a conclusione l’iter di una legge, seria e condivisa, rispettosa di tutte le sensibilità, in primis del mondo cattolico entro la fine della legislatura”).
Da queste parole traspare una certa ambizione: quella di possedere la verità in tasca e ritenersi in grado di trovare la soluzione che magicamente metterà tutti d’accordo “accontentando appunto in primis il mondo cattolico”. Ma come si può rispettare la sensibilità del mondo cattolico se si ipotizza anche solo per limitati casi la possibilità di porre fine alla vita per legge dal momento che per un cattolico la vita è sacra e inviolabile?
Qualsiasi legge anche di minima apertura sull’eutanasia o suicidio assistito o fine vita che dir si voglia, è inaccettabile perché spalancherà solo le porte al peggio. Basti guardare le conseguenze che si stanno verificando nei Paesi nordici dove la legge sull’accesso al suicidio assistito è in vigore da anni. Un numero impressionante di suicidi per le più disparate motivazioni compresa la soppressione di malati psichici, depressi, bambini anche piccolissimi, disabili, anziani tutti con un motivo ritenuto valido o creato ad hoc da parenti incapaci di affrontare la presa in carico di un sofferente o da medici che guardano l’interesse economico, a volte anche contro la volontà del paziente stesso.
E noi italiani siamo particolarmente abili nel riuscire a fare di un buco una voragine.

La signora Craxi, e tutta Forza Italia, ormai impegnata a elemosinare voti a sinistra, dovrebbe ragionare sulla realtà dei fatti e non con fantasiose teorie cariche di buoni propositi. E la realtà è che qualsiasi legge venga approvata, subito si creeranno le eccezioni che diverranno regole, come accaduto per la legge 194/78 nata con lo scopo di contrastare gli aborti clandestini e finita per diventare consuetudine e poi diritto intoccabile di autodeterminazione della donna. Poco importa se a rimetterci la vita ogni giorno sono un numero spaventoso di creature innocenti, di loro non si parla proprio perché la legge è stata pensata per la tutela unicamente delle madri che oggi abortiscono in perfetta salute e consapevolezza.

L’onorevole Craxi sostiene che nella proposta di FI “verrebbe cancellata la stretta sulla platea dei pazienti contenuta nel testo base dei relatori Zanettin (FI) Zullo (FdI), dove si prevede che possano accedere al suicidio assistito solo persone sottoposte a «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali», ossia che rimpiazzano integralmente un organo o una funzione biologica. L’emendamento di Forza Italia sostituisce questa dicitura con «trattamenti sanitari di sostegno vitale».
Quindi, si ipotizza di risolvere il problema della selezione all’accesso, di quei casi cioè che avrebbero diritto di scelta di farla finita, semplicemente cambiando una dicitura per di più peggiorando la situazione.
E chi avrà il compito di selezionare i casi e decidere quando una situazione può essere considerata idonea alla dipartita? E per un malato, anziano, disabile incapace di intendere e di volere chi emetterà la sentenza di morte?

Mio figlio vive da anni grazie ad una PEG senza la quale gli sarebbe impossibile nutrirsi, idratarsi e ingerire i medicinali salvavita, un meccanismo che sostituisce totalmente l’organo della bocca e dell’esofago poiché introduce l’alimento direttamente nello stomaco. Pertanto, in uno dei suoi ricorrenti ricoveri in ospedale per problemi legati alla sua disabilità sarà forse un magistrato o un giudice a decidere se continuare a farlo vivere o “nel suo miglior interesse” sopprimerlo? E noi genitori, in presenza di una legge, che possibilità avremo di opporci a tale sentenza? Dobbiamo forse ricordare le tristi vicende di Alfie Evans o Charlie Gard o degli altri bambini uccisi “per legge”?

La gente soffre e muore da sempre. La medicina esiste per rispondere a tutte le situazioni e, nel tempo, ha compiuto tanti e tali progressi da poter alleviare il più possibile le sofferenze fisiche. Forse ci si dovrebbe impegnare di più nel cercare di alleggerire le sofferenze psicologiche dovute spesso all’abbandono e la solitudine invece di offrire la soluzione semplice ed immediata della resa.
Perché a un malato terminale salito sul parapetto di un ponte non si dovrà mai dire “per amore” buttati! né tantomeno dargli una spinta per aiutarlo a cadere nel vuoto.

Signora Craxi se proprio vuole compiacere i cattolici rispolveri il catechismo e scoprirà che per un cristiano la vita, la sofferenza, la morte non possono essere decise o regolate da leggi umane. Sosteniamo piuttosto con maggiori risorse la formazione di medici capaci e convinti che la vita abbia un valore tanto grande da dover essere tutelata fino alla fine naturale.

Una legge sul fine vita non serve e non deve esistere perché non esiste né vuoto né caos normativo.
Serve solo sana coscienza medica e libertà da ideologie e compromessi politici.

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