DEMOCRAZIA E SUSSIDIARIETA’ NEL CUORE DI MEDIASET E DI SAN SILVIO. IL “DRITTO” DELLA BUONA BATTAGLIA E IL “ROVESCIO” DI UN MESSAGGIO SBAGLIATO

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Lo scandalo a luci rosse che in questi giorni è scoppiato a Milano, portando a conoscenza di tutti il giro di prostituzione e sballo che ha coinvolto molti giocatori delle grandi società calcistiche e altri personaggi dello sport, è approdato come prevedibile in casa-Mediaset.

Non è la prima volta che vengo invitata a mettere a confronto la mia opinione su temi di attualità. Ieri su tale argomento avevo le idee molto chiare e avrei voluto poter esprimere il mio pensiero in opposizione a un “liberalismo astratto” (tradotto: grandi dichiarazioni libertarie per massimi sistemi, ma rifiuto di pensare che questo scandalo avrebbe potuto riguardare anche la figlia di qualche ospite presente in studio); purtroppo i tempi televisivi non me lo hanno consentito.

DUE SEMPLICI RIFLESSIONI.

Una, per questi giovani calciatori che, storditi dalla fama e dalla disponibilità sproporzionata di guadagni milionari si vedono offrire la possibilità di concedersi ogni trasgressione ormai ritenuta lecita, senza rendersi conto peraltro che per la loro fama sono a loro volta sfruttati da affaristi senza scrupoli per aumentare i profitti delle rispettive attività commerciali. 

L’altra, per le ragazze coinvolte. Appena maggiorenni alle quali viene offerta la possibilità di guadagnare molti più soldi vendendosi a chiunque ne faccia richiesta che per un normale impiego. In pratica, rinunciando alla propria dignità e rispetto per sé stesse nel nome di una presunta libertà, quella di poter concedere il proprio corpo al pari di un giocattolo “usa e getta” per il divertimento e la soddisfazione momentanea di un compratore qualsiasi.

Non credo alla libera scelta che appaga. Non credo alla donna “che comanda e decide” in certe occasioni, come in trasmissione si è voluto far credere. Non credo che per una donna il sesso senza amore possa resistere nel tempo a meno che non sia costretta a farlo. Alla fine emerge la ripetitività meccanica, la mancanza di coinvolgimento emotivo e affetto, la noia e con la noia le crisi di identità, la confusione, la depressione.

È palese la trappola nella quale possono cadere, inoltre, i nostri giovani. Questa vicenda uccide il sogno di una professione pulita, frutto di un impegno, di un preciso stile di vita, e crea l’illusione che con i soldi si può pretendere ogni desiderio. Il fascino irresistibile del lusso, delle macchine, della foto sulle pagine patinate di riviste che esaltano solo l’apparenza e l’effimero di un’esistenza dorata fatta solo di tanti gusci vuoti.

Mentre mi allontano dagli studi di registrazione, guardo la “torre di Mediaset” e mi convinco sempre più  che certi padroni dell’etere hanno lentamente contribuito a trasformare il comportamento umano rendendolo una  caricatura omologata e piatta e sdoganato pratiche vecchie come il mondo (ma sempre comunque riconosciute poco edificanti tanto da fare di tutto per tenerle nell’ombra), come normalità tra lustrini e paillettes, oggi anche al contributo di piattaforme online senza filtri che permettono di mettersi in mostra per sentirsi qualcuno e magari guadagnare sulla propria immagine.

Una “Torre di Mediaset-Torre di Babele” dove tutto è spettacolo, finzione, sentimentalismo sbagliato, applausi a comando per scimmie ammaestrate e dove la percezione è volutamente alterata. Finzione sono la morte, la vita, l’uso de corpi, la solitudine, la negazione della verità, della realtà. Anche il cosiddetto “utero commerciale” spacciato per libera scelta delle donne. 

La vera felicità non la danno il denaro, il potere, la popolarità. La vera felicità è saper dare la giusta importanza ad ogni cosa, anche alla ricchezza e alla fama, ma con concretezza e realismo, con rispetto per chiunque in ogni situazione.

Solo la verità può portare alla libertà. Tutto il resto è inganno. 

Ai nostri ragazzi non possiamo continuare a proporre questo tipo di modelli. Democrazia e Sussidiarietà ha a cuore tutti i giovani. Che meritano molto di più.