Quando ero in attesa del mio quarto figlio nel 1992, una sera il telegiornale riportò la notizia di un orribile fatto di cronaca accaduto in Inghilterra, una “bravata” di quelle che oggi si stanno verificando con sempre più frequenza anche da noi e che in quel delicato momento della mia vita mi ha colpita profondamente.
All’interno di un supermercato, un gruppo di quattro, forse cinque ragazzi erano riusciti, nella confusione della folla, a sottrarre alla custodia della mamma un bimbo di circa due o tre anni e a portarlo via con loro. Dalle indagini della polizia si è poi scoperto che il bambino era stato “usato” dai ragazzi come un pallone per giocare a calcio sicché tra il pestaggio iniziale fatto per divertimento e i calci ricevuti, il piccolo morì.
Quelle che ancora oggi, dopo trentaquattro anni ancora mi tormentano, sono le immagini riprese dalle telecamere all’interno del supermercato che mostrano i ragazzi uscire in “branco” tranquillamente con il bimbo che si lascia condurre, ingenuamente come è normale per la sua età, tenuto per mano da uno di loro come fosse il fratellino.
Mi si stringe ancora il cuore nel ripensare la scena che appare in tutta la sua crudeltà: il gruppo di ragazzi che, compiaciuti dell’operazione riuscita e consapevoli di quanto stanno per fare, si avviano verso il luogo appartato dove compiere il loro macabro rituale, e il candore di quella piccola anima fiduciosa e ignara che, ingenuamente, stringe la mano del suo assassino senza immaginare cosa gli sarebbe accaduto di lì a poco.
Questo terribile episodio è riemerso prepotentemente ancora una volta alla memoria dalla notizia della morte della piccola Beatrice di Bordighera, una bimba di due anni e una fine atroce per mano questa volta della madre e del suo compagno. Ancora peggio.
Una storia raccapricciante non solo per le modalità con cui si è svolta, tra sevizie, maltrattamenti e abusi, ma per la freddezza e l’indifferenza mostrata dalla madre che non solo non ha mai protetto la bambina ma addirittura ha sostenuto il compagno nel suo accanimento bestiale, arrivando a riprendere divertita le sofferenze della figlia.
Non c’è giustificazione, non c’è attenuante, non c’è e non deve esserci pietà per tanta crudeltà e accanimento. Solo esemplare giustizia.
In tutta questa agghiacciante storia, ci sono però altre due vittime, fondamentali per le loro testimonianze ma tenute finora ai margini forse per una necessaria forma di protezione, forse perché è difficile immaginare tanta atrocità nell’atrocità, ma delle quali occorre prendersi cura con tutta la delicatezza e l’amore possibile. Sono le due sorelline di Beatrice, tanto piccole da essere impotenti e indifese, ma grandi abbastanza da rendersi conto di quanto perversi e malvagi possono mostrarsi gli adulti. Bambine alle quali è stata brutalmente negata e ferita l’infanzia, segnata per la vita dalle intimidazioni, minacce, percosse per aver mostrato pietà e orrore per quanto sono state costrette a vedere con i loro occhi e per essere state le sole a prendersi cura della povera sorellina.
La speranza è che ora possano trovare persone capaci di riportarle a una vita di normalità, perché sarà molto difficile rimuovere dal loro inconscio profondamente violentato e offeso da un vissuto tremendo, la cruda realtà vissuta negli anni di un’infanzia che avrebbe dovuto essere serena, con l’esempio di una madre che invece di amore e protezione si è comportata come la strega di Hansel e Gretel.
Le istituzioni e i loro operatori abbandonino le ideologie fuorvianti e gli interessi che portano a sottrarre i figli a genitori in difficoltà ma che li amano profondamente e abbiano invece il coraggio di affrontare situazioni scomode e impegnative dove i bambini sono vere e proprie vittime sacrificali di adulti mai cresciuti.
E la politica si ricordi che dei cittadini aventi diritti da rispettare, anche se non portano voti, fanno parte anche gli under 18, i neonati e i bambini, futuri cittadini mancati, non nati per colpa di una legge ipocrita che li elimina senza pietà e di cui nessuno si scandalizza.
Care, piccole, sfortunate creature. Il mondo può essere brutto, l’uomo può essere cattivo ma anche nelle situazioni più disperate una piccola luce d’amore vero può accendere una grande speranza e far rinascere una vita.
Ridare speranza e un futuro degno di una società veramente civile, è un impegno che tutti noi adulti dobbiamo avere il coraggio di assumerci e con il nostro esempio, seminare pace ovunque perché in ogni famiglia, paese, città tutti i bimbi come Beatrice vittime della follia degli adulti, non debbano più salire alle cronache per colpa di un’umanità che ha smesso di essere tale.


