Oggi torna in Aula al Senato la discussione sui disegni di legge relativi al fine vita. Il dibattito si preannuncia complesso e fortemente diviso a causa del mancato accordo tra le forze politiche.
Ma davvero c’è necessità di una legge che autorizzi una persona a mettere fine alla propria esistenza? E chi e come verrà stabilito il limite oltre il quale è ritenuto lecito il suicidio assistito? E UNO STATO PUO’ VERAMENTE CERTIFICARE, DECIDERE SULLA VITA E LA MORTE DELLE PERSONE, TRASFORMANDOSI IN STATO-BECCHINO?
Nella discussione parlamentare si vorrebbe regolamentare, infatti, la possibilità di dire basta quando il soggetto ritiene di non riuscire più a sopportare il dolore o la sofferenza causata da una malattia terminale, o nei casi di stato vegetativo, o di esistenza possibile solo se supportata dalle macchine salvavita che compensano l’incapacità del soggetto di compiere volontariamente le azioni quotidiane della vita come respirare, mangiare o bere.
I casi umani sono molteplici, molto diversi tra loro e diventa davvero difficile poter pensare ad una legge che sia in grado di dare risposte adeguate. MA BISOGNA PER FORZA DARLE? ATTENZIONE ALLO STATO ETICO ROVESCIATO.
Se da un lato, i partiti all’opposizione cavalcano slogan che inneggiano al diritto di autodeterminazione della persona, dall’altra la maggioranza punta su un testo che si basa prevalentemente sul potenziamento delle cure palliative ma senza approvare un vero diritto al suicidio assistito. Inqualificabile in questo scenario la posizione di FI che, ormai in modo esplicito, assume un atteggiamento ormai abituale di equilibrista, con posizione nel merito indefinita e la presunzione di volersi attribuire un ruolo di mediatore che non le compete, con lo scopo di accontentare tutti e guadagnare voti, con la pretesa ridicola di scippare l’argomento alla sinistra.
In tutto questo panorama inquietante ci si chiede se qualcuno abbia valutato il rischio che, una volta approvata una legge, si possa facilmente aprire un varco inarrestabile verso IL SUICIDIO GIUSTIFICATO per qualsiasi motivo adduca il richiedente. La sofferenza infatti, come sappiamo, è esperienza personale e dal volerne troncare l’atrocità per un malato terminale che è giunto all’ultimo istante di un percorso che non ha più speranze (ma qui già interviene la medicina) è facilissimo arrivare a casi di suicidio per motivi legati alla depressione, alla solitudine, allo sconforto, come già accaduto nei Paesi in cui il suicidio assistito è consentito.
Senza considerare poi il rischio legato alla DISABILITA’. Nel concetto modernista di qualità della vita non rientra certo un’esistenza fatta di incapacità intellettive, motorie, deformazioni fisiche, stati vegetativi che spingono a pensare quanto sia nell’interesse del soggetto in questione mettere fine alla sua sofferenza in nome di un’ipocrita concezione di pietà e commiserazione (caso Eluana Englaro docet).
ABBIAMO PERSO IL CONCETTO DI UMANITA’ legato alla capacità di compassione intesa come prossimità verso l’altro. L’individualismo crescente nella nostra società ci ha resi indifferenti al dolore del prossimo e spaventati e ansiosi nei confronti del nostro che cerchiamo in tutti i modi di evitare. Prova ne è che siamo quotidianamente bombardati da pubblicità quasi esclusivamente concentrate su prodotti per la salute, medicinali sempre più accessibili pronti ad una risposta immediata ad ogni piccolo sintomo sicché, senza renderci conto, siamo diventati ipocondriaci e quindi facile preda dei promotori di una legge che si offre di eliminare il dolore e la sofferenza alla radice. E che ha il potere di quietare le coscienze quando a dover essere eliminato è un parente, anziano, disabile, scomodo, incapace di decidere per sé ma che la legge permette di sopprimere sempre elegantemente in nome del suo miglior interesse.
IL NOSTRO GOVERNO DEVE MANTENERE IL SUO IMPEGNO PER LA TUTELA DELLA VITA e non cercare di promulgare leggi che agevolino la morte. Dovrebbe impegnarsi per cercare soluzioni e sostenere la ricerca medica per le cure e le famiglie per promuovere la solidarietà al suo interno e nella società. Dobbiamo cambiare prospettiva e guardare alla vita come un prezioso dono che va preservato ad ogni costo, in tutte le sue forme e in ogni situazione e momento della vita, dal suo concepimento alla morte naturale.
DEMOCRAZIA E SUSSIDIARIETA’ esprime la sua posizione fortemente contraria a qualsiasi legge che permetta a un individuo di poter accedere al suicidio assistito come soluzione alle sue sofferenze, rifiuta la possibilità di inserire il suicidio assistito tra i servizi erogati da SSN, ritiene importante rivalutare il ruolo dei medici che hanno il compito e gli strumenti per preservare la vita per quanto possibile ma anche la competenza necessaria per accompagnare alla fine senza accanimenti terapeutici ma con senso di profonda umanità.


