ROMA-PRIDE. ROMPIAMO IL MURO DEL SILENZIO, DELL’OMERTÀ E DEL CONFORMISMO. BASTA CON I CEDIMENTI ALLA DITTATURA ARCOBALENO. A PARTIRE DA CASA NOSTRA

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Sabato 20 giugno, nei tanti servizi tg, abbiamo assistito all’ennesima rappresentazione mediatico-ideologica del “Roma Pride”. 

Evento presentato ovviamente in modo enfatico, positivo, giocoso, con interviste e dichiarazioni compiacenti, senza contradditorio; come se i loro pensieri e le loro richieste fossero normali o dovute.

E, come se non bastassero i numeri della partecipazione, storicamente sempre gonfiati ad arte.

Mi ha imbarazzato vedere genitori festanti e ludici che si vantano di portare in piazza i loro bambini, “tanto, quando saranno grandi, sceglieranno quale sesso avere, che inclinazione sessuale praticare e che tipo di famiglia costruire (la loro)”.

Tutto nel quadro di una società delle pulsioni dell’io, dove obbligatoriamente ogni desiderio deve trasformarsi in diritto.

Ma, a parte non tutti i desideri possono trasformarsi in diritti, mi chiedo: il diritto a manifestare può diventare una pubblica ostentazione del becero, del volgare, del blasfemo? E guarda caso, se la prendono ossessivamente con i simboli religiosi, con i valori naturali, con la famiglia naturale, il diritto alla vita; in soldoni, con la dottrina della Chiesa, come negatrice della libertà.

Queste “finte vittime” in realtà, uccidono chi non la pensa come loro, comportandosi da veri “fascisti arcobaleno”.

E pretendono, con la scusa del rispetto, che il loro mondo minoritario sia maggioritario, sia imposto a tutti. 

Altra domanda: come mai alle scorse elezioni da noi e in Europa, hanno vinto programmi e partiti non di sinistra? Vuol dire forse che tali tematiche sono minoritarie e basta e non sono condivise dai popoli?

Però, per certa stampa e certa tv di casa nostra, sono all’ordine del giorno. E addirittura fondamentali per il futuro della società.

Altro che libertà, altro che diritti, sono solo esibizioni pagane. Altro che gioia e musica, a me pare solo disperazione, fragilità, problemi che meritano ben altro ascolto, ben altro accompagnamento, ben altre risposte.

Compiere atti blasfemi, dissacrare la religione, vilipendere il Vangelo è libertà? E’ educare al rispetto e alla autodeterminazione?

L’ideologia libertaria e laicista non si combatte con un’altra ideologia, ma con la forza della realtà che è verità.

Una società deve scegliere tra il bene e il male, tra il falso e il vero. E su temi come la vita non può essere neutra, indifferente. Si condannerebbe alla morte.

La vita non nasce da due uomini e da due donne. La famiglia non è solo amore, ma amore e progetto, dono di vita. E un figlio è del padre e della madre naturali, non può essere un pacco postale, fabbricato su ordinazione solo da chi pretende di edificare una “parodia della famiglia”.

Un conto è l’estensione legittima dei diritti individuali, e le unioni civili sono formazioni sociali, un conto è la famiglia, come pilastro fondante ed educativo della società.

Uccidendo le differenze naturali, l’essere maschio e femmina, l’essere padre e madre, sostituendo la natura con l’ambiente, considerare le identità biologiche come stereotipi di genere, l’obiettivo è arrivare velocemente all’inciviltà dell’indistinto, del liquido, dell’apolide, senza identità sessuale, culturale, religiosa, sociale e lavorativa.

Ma per fortuna, finalmente, cominciano anche ad apparire le prime forme di contestazione provenienti dallo stesso ambiente.

Al Roma-Pride hanno fatto la loro apparizione associazioni di omosessuali che non hanno bisogno di esternare la loro vita privata consapevoli che, come ogni cittadino, non sono affatto privati di alcun diritto. 

Ma per gli altri “loveislove”… parola magica sbandierata da sempre come progresso, che include e giustifica ogni nefandezza appartenente al mondo Lgbtq, niente, come se non esistessero: è l’intolleranza dei tolleranti. Un virus che divide un mondo finora ritenuto monolitico. 

Democrazia e Sussidiarietà sarà sempre a fianco dei valori naturali e delle persone veramente libere. Combattendo una forte battaglia mediatica di controinformazione per contribuire a un oggettivo riequilibrio-mediatico culturale di cui in Italia c’è tanto bisogno. Soprattutto per non continuare a drogare, manipolare le nuove generazioni.

Nessuna condanna mediatica, ad esempio, per il piccolo Preston, un neonato di tredici mesi dato in adozione e abusato, violentato e ucciso da due persone che si spacciavano per amorevole coppia genitoriale, per le quali ciò che conta è unicamente l’amore, due “papà”! 

Due persone a cui è stato affidato un giocattolino per soddisfare i loro capricci! Ma come? Non si gratificavano abbastanza tra loro? Avevano bisogno di provare ulteriore eccitazione nel vedere quanto può piangere, disperarsi e soffrire fino a morire una creatura innocente? Nessuno ha denunciato. Nessuno ha difeso quella creatura. Per vigliaccheria. Per paura di essere denunciati a loro volta, accusati di omofobia. Allora meglio che ne faccia le spese un innocente immolato alle volontà delle lobby Lgbtq. 

Bisogna rompere il muro dell’omertà e del conformismo.

Degli altri Preston di cui non si sa nulla, o si finge di non sapere, purtroppo ce ne sono tanti. Insabbiati sotto i colori arcobaleno.

I cattolici invece di partecipare alle veglie contro l’inesistente omofobia o alle parate arcobaleno alzino forte la voce contro gli abusi dei più piccoli e indifesi e difendano con coraggio la famiglia.