Il Servizio Sanitario Nazionale, come noto, da decenni stipula delle convenzioni con le strutture private, presenti sul territorio, in omaggio al sacrosanto valore della sussidiarietà; ma almeno i tempi, le modalità, le prestazioni, dovrebbero essere uguali per tutti. E nello specifico, uniformarsi, semplificarsi a beneficio dei cittadini, secondo parametri accettabili, e prevedendo le giuste priorità che riguardano l’intervento che si deve a chi versa in condizioni gravi e urgenti (mi riferisco anche alle malattie croniche e alla disabilità).
Un lavoro in tale direzione è importante: occorre un tavolo politico e istituzionale, sollecitato dalla società civile. Pure per risolvere l’annoso problema delle liste d’attesa e dei costi che purtroppo si scaricano sui contribuenti, per altro in patente difficoltà.
Le liste d’attesa nascondono, infatti, un grande tema che ha a che fare con l’ingiustizia e la disuguaglianza tra le persone. Medici che ricevono, fanno visite a pagamento (si legga visite private) nelle strutture pubbliche, dando in quel caso tempistiche accettabili, mentre se le stesse prestazioni seguono l’iter della prenotazione pubblica, presuppongono tempi biblici; spesso non meno di un anno.
E non è solo questione di giustizia, è una politica che va affermata. La salute è un diritto costituzionale che presuppone l’uguaglianza dei diritti e dei doveri a 360 gradi. Non ci possono essere condizioni di serie a e condizioni di serie b.
Apriamo quindi, una riflessione a 360 gradi e impegniamoci a sensibilizzare il governo.


