Il clima di terrore che si è creato in questi ultimi giorni a causa dei disordini e delle violenze durante le manifestazioni a Milano e nelle altre grandi città, ora minaccia di arrivare anche nel nostro piccolo capoluogo lariano finora risparmiato da grandi incursioni barbariche moderne.
Circola infatti, in queste ore su molte chat e social l’inquietante richiamo a ripetere a Como la stessa devastazione operata nel capoluogo lombardo. Non una manifestazione pacifica per una giusta causa, ma il preciso obiettivo di devastare fine a sé stesso.
La richiesta di scongiurare il peggio arriva dal Presidente della Confesercenti Claudio Casartelli di Como il quale, facendosi portavoce deli commercianti comprensibilmente allarmati dalla notizia che il 24 ottobre potrebbero essere vittime di un’orda di scalmanati violenti e devastatori, ha chiesto al Prefetto e al Questore di attivarsi in tutti i modi per prevenire la preannunciata catastrofe.
Como è una città piccola e chiusa tra le montagne e il lago, non offre molte vie d’uscita, tuttavia un’invasione della portata di quella di Milano potrebbe essere davvero fatale per una città ancora impegnata con una stagione turistica eccezionale e che si trova a gestire ancora un notevole afflusso di presenze. L’efficienza delle forze dell’ordine di Como è collaudata anche se è da vedere se numericamente sufficiente e certamente attiveranno tutte le misure necessarie di controllo e di blocco agli ingressi della città.
Ma fermare i facinorosi in una sola città non risolve certo il problema di fondo.
Diciamo che l’intervento da parte delle Forze dell’Ordine di arginare le masse è l’ultima possibile misura per fermare uno tsunami che si è formato gradualmente, ma velocemente nel tempo, di un percorso di crescita della violenza giovanile agevolata dalla certezza di restare impuniti e che vede coinvolte molte agenzie educative responsabili della situazione attuale, espressione di degrado civile e morale della nostra società.
Perché si è arrivati a una simile situazione?
Una delle prime cause è da attribuire a una politica immigrazionista senza limiti e controlli, che in questi ultimi vent’anni, in nome di una pseudo accoglienza, ha permesso l’ingresso nel nostro Paese di migliaia di soggetti che tutto bramavano tranne che di integrarsi. I risultati non occorre elencarli, sono sotto gli occhi di tutti, anche se qualcuno si ostina a non voler vedere. I numeri non mentono e dicono chiaramente che la maggior parte dei reati vengono commessi da extracomunitari e i maranza non sono che il frutto di un’educazione sbagliata che fa credere loro che in Italia tutto sia dovuto tranne l’obbligo civile e morale di rispettare il Paese che li ospita. E anche chi è nato in Italia non è orientato all’integrazione ma ha l’obiettivo di imporre il proprio volere e quello del suo Paese di origine.
Ringraziamo di tutto questo la sinistra che, anche di fronte all’evidenza, continua a difendere chi delinque pur di attaccare il governo di centrodestra, e una certa Chiesa che ha fatto del buonismo “salva-coscienze” la nuova religione fatta di parole e anziché servire la Verità si è piegata a servire mammona.
I soggetti implicati nelle scorribande sono risultati per la maggior parte minorenni, tra i quali risultano anche ragazzi italiani, e si sono organizzati tramite i social. Ma dov’erano i genitori? Oggi nei tg si sono viste scene di madri e padri sconvolti dal sapere che il proprio figlio era in arresto in Questura. Come è possibile non accorgersi dei comportamenti dei propri figli?
Eppure i primi responsabili delle loro azioni e dell’educazione che hanno ricevuto da quando li hanno messi al mondo sono proprio loro. E per questo motivo sarebbe giusto che i genitori fossero obbligati a ripagare i danni compiuti dai figli e i figli a ripulire ciò che hanno sporcato e distrutto.
E la scuola? È ancora un ambiente che istruisce e fa maturare i ragazzi oltre che culturalmente anche in termini di senso civico o è luogo di indottrinamento ideologico e di orientamento verso un individualismo che promuove la forza e l’imposizione delle idee piuttosto che una lettura della realtà sociale alla luce di una democrazia che insegna il rispetto delle idee altrui e il confronto aperto e dialogico? Per fortuna il ministro Valditara ultimamente sta intervenendo in modo più incisivo all’interno del sistema scolastico.
Che dire poi del pessimo e vergognoso esempio offerto dal mondo politico? Dall’ormai obsoleto ricatto pannelliano dello sciopero della fame intrapreso per costringere gli avversari a cedere a un’idea non condivisa, alle pietose sceneggiate di personaggi che si presentano in Parlamento con indosso un lenzuolo da fantasma o l’esposizione di cartelli naif per protesta non avendo altri argomenti, chi porta i sassi dell’Adige per dimostrare che non sa guardare più in là del suo orticello, per arrivare alle ignobili liti, vili attacchi, insulti e offese, la mancanza di rispetto per chi è di idea opposta, e l’incapacità di confrontarsi in modo civile. Tutto all’insegna della violenza e della prevaricazione. Non sono degni di assoluzione neppure i commentatori sui social dove i famosi “leoni da tastiera” offrono il peggio di sé sostenendo i propri idoli e usando commenti denigratori verso chiunque non piaccia. Da dietro uno schermo spento tutto è facile e permesso. Ma è soltanto sfogo infantile e deleterio.
Non stupiamoci quindi se con tali esempi le nuove generazioni, che non sono esenti dalle proprie responsabilità, non conosceranno valori come il rispetto e l’umiltà ma saranno convinti che solo con spranghe e violenza si possono ottenere quelle soddisfazioni futili e materiali, comode solo a soddisfare bisogni passeggeri rinunciando alla conoscenza e alla crescita di sé stessi per adeguarsi al gruppo di appartenenza, abbandonando sogni e realizzazioni personali, distruggendo così miseramente e definitivamente il loro futuro.


