Due notizie non da poco. Il governo, accingendosi a una stretta ulteriore sulla sicurezza, sapendo perfettamente che su tale tema si gioca gran parte della sua credibilità e molto probabilmente della sua riconferma alle prossime elezioni, comincia a misurarsi “dal basso”, cercando di arginare la violenza giovanile.
Il ministro Valditara, avendo sensibilizzato il suo collega dell’Interno Piantedosi, sta predisponendo una circolare, confermata da fonti del Ministero dell’Istruzione, per l’uso dei metal detector portatili, su richiesta dei presidi. Elemento importante quest’ultimo, al fine di evitare le sicure accuse di Stato di polizia, da parte della sinistra politica, intellettuale, accademica e giornalistica. Come dire, valutiamo caso per caso.
Nel frattempo, la realtà sta già superando le normative, le regole, la legge.
Presso l’Istituto tecnico Marie Curie di Ponticelli-Napoli, la sperimentazione è già iniziata.
Il metal detector, con l’ausilio delle Forze dell’Ordine, è stato utilizzato da giorni. E dopo una prima perplessità, se non ostilità, gli studenti sembra si siano adeguati. Meno male che la preside è stata ferma, sottolineando l’emergenza («Troppe armi, qui è necessario. E la questione è sotto gli occhi di tutti»); la richiesta è partita dopo un accoltellamento, ma ora la soluzione potrebbe diventare un modello esportabile.
Ormai l’argomento “devianza giovanile” è molto più di un allarme sociale e culturale. Investe e collega il vuoto dei valori, gli effetti nefasti dei social, il mito deformato del consumismo, la crisi economica, il disagio sociale delle periferie, l’immigrazione di chi non si integra e gli italiani di seconda-terza generazione, specialmente di fede o di provenienza famigliare islamica.
E da questo punto di vista le posture, le posizioni e le scelte della destra e della sinistra sono e restano inconciliabili.
La sinistra fa sociologia: in omaggio alla migliore tradizione marxiana, secondo cui “è l’ambiente che determina la coscienza”, offre sempre una giustificazione, e non capisce che la punizione, la repressione, la certezza della pena e della detenzione sono di fatto elementi pedagogici ed educativi. E che la responsabilità penale è individuale, non “di classe”.
La destra per Dna, invece, si muove unicamente in modo repressivo, tentando di tamponare solo gli effetti.
Ricette giuste di fronte a un problema definitivamente esploso in Italia e non solo. Ma manca un intervento a monte, e qui ci riferiamo al governo. La destra deve fare la destra. E deve avere più coraggio, senza timori del quotidiano scontato processo di Norimberga, orchestrato dai media di sinistra, o peggio, muovendosi pensando di compiacere il mainstream.
La cosa che non deve verificarsi è che la sinistra, colpevole del quadro disarmante in cui ci troviamo, del divario incolmabile tra i centri cittadini-Ztl, costruiti con la mistica dell’ideologia green e le periferie-ghetto (ma legittimate come frutto storico dell’inclusione), si erga a giudice di un tema, “legge e ordine”, che non le appartiene geneticamente.
Il metal detector è solo uno strumento, non un fine. Ma trasformare le scuole in luoghi di duelli, con coltelli al posto dei quaderni e dei libri, era e stava diventando un punto di non ritorno.
Poi, naturalmente, fuori dalla scuola il compito di prevenzione e repressione spetta alle istituzioni.
Con un’avvertenza, i docenti, certamente lasciati soli, la smettano di fare pure loro i sociologi. I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento forti. E di esempi virtuosi.


