Ha fatto scalpore qualche settimana fa, come già abbiamo scritto in precedenza, l’iniziativa di Mons. Suetta a Ventimiglia di suonare ogni sera alle 20 la campana della chiesa in memoria delle piccole vittime di questa moderna strage degli innocenti qual è l’aborto, inteso come diritto inviolabile delle donne.
Non ci stancheremo mai di ripetere che si tratta di un terribile abominio in quanto si sceglie di uccidere nel grembo materno una creatura indifesa in nome di una presunta libertà di decisione della donna la quale, anziché considerare un privilegio il poter accogliere una nuova vita e portarla alla luce, ritiene il bambino concepito un corpo estraneo da poter eliminare a seconda della volontà del momento, dimenticando, o volutamente ignorando, che quel corpo, quella vita, non è il suo e non le appartiene.
Per svegliare le coscienze ormai anestetizzate da un pensiero deviato dall’egoismo umano, il Vescovo ha avuto l’idea di far suonare ogni sera la campana come invito a riflettere su questo ripugnante atto.
Le prevedibili reazioni aggressive suscitate nell’ambito dei non credenti, e ahimè dei credenti confusi, non sono state tanto avvilenti quanto il silenzio delle campane di tutte le altre chiese d’Italia. La coraggiosa iniziativa di Mons. Suetta avrebbe dovuto scatenare uno scampanìo assordante in tutta la penisola. Invece niente, di assordante c’è stato solo un pusillanime, imbarazzante silenzio.
Tuttavia quel messaggio non è caduto nel vuoto.
A Moltrasio, in quel piccolo splendido paese che si specchia sul lago di Como, una campana suona. Un suono flebile perché non è quello della parrocchia ma di una famiglia che, coerente e solidale con questo vescovo e impegnata da anni nella difficile missione di difendere la vita nascente e non solo, ha deciso di suonare ogni sera alle 20 un campanaccio, meno imponente di quello della torre campanaria certo, ma di grande significato e segno di solidarietà.
Al termine dei rintocchi, la famiglia si raccoglie per la recita dell’Angelus Domini in cui si esalta il concepimento del Redentore e commemora il concepimento di ogni essere umano.
Un gesto che, se fosse imitato da tutti i credenti che hanno ben chiaro quanto sia immenso il valore di una vita, potrebbe provocare un suono capace addirittura di superare quello delle chiese, così timorose di esprimere una Verità indiscutibile attraverso la testimonianza e la Dottrina di cui i sacerdoti sono depositari e primi responsabili.
Ben vengano dunque queste iniziative degne di stima e ammirazione, in un mondo sempre più incivile e una Chiesa diventata tiepida e afona.
Quel campanaccio darà fastidio ai sostenitori del politicamente corretto? O saprà svegliare qualche anima sensibile diventando esempio da seguire?
In entrambi i casi avrà raggiunto il suo obiettivo.


