REFERENDUM. COL NO HA VINTO L’ITALIA PEGGIORE. LE COLPE DEGLI ALTRI

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Referendum sulla giustizia: una sconfitta purtroppo annunciata (53,74%, il NO, 46.26% il SÌ). Ne ero sicuro. I responsabili sono tanti e i conti andranno fatti in questi giorni: in primis, il comitato del Sì che ha sbagliato totalmente la comunicazione: troppo complessa, astratta, troppo tecnica, giustificazionista, difensiva, a fronte di una campagna opposta basata esclusivamente sulla mistificazione, sulla paura e sulla ideologia. Lo abbiamo scritto più volte: altro che “cambiamo”, “riformiamo”, troppa fatica; piuttosto “Giustizia pulita, azzera le correnti”, oppure “Tutti pagano anche i giudici”. Sarebbe stato molto più semplice e facile.
Poi, ci sta, gli italiani e non solo, di solito storicamente puniscono sempre chi governa. E’ un vezzo da “pecore anarchiche” quali sono e siamo. Della serie, “piove governo ladro”. Anzi, era un miracolo che finora, nonostante le promesse elettorali non mantenute, i programmi disattesi, l’eccessivo pragmatismo in politica estera, il continuismo con Draghi in economia e i flop su immigrazione e sicurezza, i sondaggi le davano ancora un buon consenso.
E poi, non nascondiamolo, c’è stato anche un certo fuoco amico dentro il centro-destra. In pochi sono scesi veramente in campo sul referendum, a partire da Salvini, in enorme difficoltà tra Vannacci, i maggiorenti del Nord e il fantasma di Bossi, che ora gode rispetto a una Meloni più debole, solo per recuperare un po’ di terreno e salvare la sua segreteria. E si è visto col voto: robuste percentuali di no pure tra gli aderenti e i votanti di Fi e della Lega (oltre il 10%).
Aldo Di Lello, ha opportunamente approfondito le ragioni di un esito delle urne che produrrà effetti a cascata, sia nel governo, sia nella maggioranza: dal Nord che sostanzialmente ha confermato il Sì, alle grandi città dove il No ha trionfato, fino alla sorpresa-Sud: un plebiscito che sa di motivi antichi e premoderni.
Ciò però non esula da un ragionamento molto più profondo. Col no ha vinto l’Italia peggiore: quella dei forcaioli (antropologicamente i grillini e qualche destrista becero), che vogliono che il pm e il giudice siano ciccia e pappa (fan del Codice Rocco), la demagogia antifascista ridicola, enfatizzata da una sinistra (in testa la Schlein) che non ha più nulla da dire, e i borghesi delle grandi città che considerano la Costituzione come una loro zona comfort mentale, intoccabile e sacra (e non sanno che è stata violata, usata, strumentalizzata, cambiata tante volte), e che puniscono sempre il salvatore della patria a cui delegano il loro lavoro sporco e se poi li fa faticare, lo puniscono con piazzale Loreto.
Ecco, la riforma-Nordio li avrebbe fatti lavorare. E questo gli italiani non lo permettono a nessuno.