REFERENDUM. DOBBIAMO RIPARTIRE. IL CAMBIAMENTO SI COSTRUISCE OGNI GIORNO. E NOI DI DEMOCRAZIA E SUSSIDIARIETÀ CI SIAMO

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A una settimana dalle votazioni del referendum sulla giustizia è inutile continuare a cercare di nascondere la profonda delusione per un risultato che premia una magistratura che ultimamente sa mostrare soltanto il peggio di sé. Ma ancora peggiore è dover prendere atto di essere un popolo di superficiali, pressappochisti e ignoranti.

Da un piccolo sondaggio tra conoscenti che convintamente hanno votato per il no, scopro che la maggior parte di loro non sapeva per cosa andava a votare né tantomeno si era informato sulle motivazioni, le più semplici, delle ragioni del si o del no. Semplicemente era un voto contro “il governo”, il tutto motivato da imbarazzanti spiegazioni talmente confuse da contraddirsi da sole. 

Che in questa campagna referendaria la sinistra avesse un forte interesse a respingere la riforma della giustizia era palese, il sospetto che abbiano utilizzato metodi forse poco corretti anche. Ma questi, per ora, restano solo sospetti, chi ha l’autorità per verificare lo farà. 

Le risposte degli intervistati invece sono una triste, amara realtà piuttosto diffusa. E demoralizzano. Ti spingono inevitabilmente a chiederti se davvero valga ancora la pena combattere contro i mulini a vento, per gente incapace di sforzarsi di approfondire, di guardare oltre il proprio orticello, di uscire dal proprio spazio di comfort per saperne di più.

In questi mesi molti professionisti del settore e anche gente comune con un po’ di buonsenso e capacità critica, si sono mirabilmente spesi tra incontri e conferenze per far capire ai cittadini quanto fosse importante votare e votare sì, e quindi oggi, di fronte a un risultato simile, di fronte ai cori vergognosi di magistrati che esultano per la vittoria insultando i colleghi che la pensano diversamente, è comprensibile che vengano a mancare le forze per lottare ancora. 

Personalmente comprendo questo stato d’animo tuttavia per me la parola rassegnazione non esiste. Sarà perché per carattere non mi sono mai arresa nemmeno davanti alle più cocenti sconfitte, sarà perché tra figli e nipoti sento forte la responsabilità di continuare a lottare per il loro futuro, sarà perché per la sorte di un figlio disabile non accetterò mai che finisca nelle mani di giudici frettolosi, superbi e ideologizzati che potrebbero decidere di sopprimerlo al primo starnuto senza che possa oppormi.

No, io non mi arrendo. Non rinuncio a sperare e a lottare per un cambiamento anche se questo avverrà forse tra anni. 

Democrazia e Sussidiarietà ha tutte le carte in regola per continuare senza timore nel suo cammino per il riconoscimento della dignità dell’essere umano in tutte le sue forme e situazioni. 

Dopo ogni battaglia, dopo ogni sconfitta si riparte, si ricomincia daccapo anche se costa fatica, rinuncia o umiliazione. Alla beffa di chi ha avuto la meglio si risponde con la caparbietà di chi sa che il mondo va avanti comunque e che la speranza sarà sempre l’ultima a morire.

La soddisfazione è sapere che, anche se poco, nulla del nostro impegno sarà risultato inutile.