La triste storia della giovane Noelia, la ragazza catalana di venticinque anni che pochi giorni fa ha ottenuto il via libera per mettere fine alla sua vita, ha riacceso il delicato tema del diritto di decidere se e quando morire, una scelta radicale sia per sé stessi che per conto di altri. In breve se sia giusto o no varare una legge che permetta di ottenere legalmente l’assistenza al suicidio assistito.
Noelia non era malata terminale, non soffriva di patologie gravi, era costretta su sedia a rotelle dopo aver tentato il suicidio gettandosi dal quinto piano e rimanendo miracolosamente in vita, La sua sofferenza era di carattere psicologico, dovuto ad una vita costellata di eventi sicuramente traumatici, di abusi come, purtroppo, se ne sentono tanti nelle cronache o si consumano nel totale silenzio delle vite private.
Noelia era stanca di soffrire per questa vita ostile.
Noelia aveva l’età di mia figlia.
E come per mia figlia, davanti alla richiesta di andarsene, avrei aperto le braccia per accoglierla e stringerla forte per cercare di trasmetterle una visione del futuro con un velo di speranza in più. Ma Noelia non ha trovato braccia che la stringessero e le trasmettessero fiducia e anche se il padre ha tentato di tutto per salvarla, la pressione sociale favorevole alla “dolce morte” ha annientato ogni possibilità di portarla di nuovo a sorridere.
Ora il dibattito si riaccende tra chi ritiene che se non voleva più vivere aveva tutto il diritto di suicidarsi e chi invece sostiene che, con una attenzione e una vicinanza vera piena di affetto e sostegno, Noelia avrebbe potuto ritrovare un senso anche a una vita fino a quel momento buia e avversa.
Nel passato molte persone celebri sono cresciute in situazioni di disagio, povertà, malattia, emarginazione. Eppure hanno trovato la forza di reagire e diventare grandi. Se solo si trovasse spazio alle tante testimonianze di persone malate o disabili, che avrebbero tutte le ragioni per dire basta, e che invece trasmettono serenità e gioia di vivere nonostante la grande sofferenza, forse avremmo un concetto molto migliore e un rispetto molto maggiore nei confronti della vita.
Un esempio tra tanti è stato Sammy Basso, ammirevole nel suo impegno per la ricerca, ma penso anche a Rosanna Benzi, giornalista e scrittrice italiana che ha vissuto ventinove anni in un polmone d’acciaio e nonostante ciò è stata un’attivista stupenda nella lotta per i diritti dei disabili, entrambi deceduti per morte naturale. Si potrebbero citare molti altri anche meno conosciuti.
Noelia poteva vivere, poteva trovare quello scopo nella vita che ognuno di noi ha, anche se colpito dalle peggiori disgrazie o malattie.
Una visione dell’esistenza, questa, tanto straordinaria quanto ignorata dalla maggior parte di quelle persone che reagiscono con aggressività contro chiunque osi sostenere che una legge a favore dell’eutanasia vada respinta integralmente. Perché una legge che autorizzi in nome dell’autodeterminazione la libertà di porre fine alla propria vita, apparentemente per ragioni di sofferenza fisica insostenibile, è pericolosissima; aprirebbe la via a qualunque volontà senza limiti. Nei paesi del nord Europa questo fenomeno è già tristemente evidente.
Oggi in particolare non serve una legge per chi è vittima di sofferenze fisiche insopportabili e prossimo alla morte. Esistono gli interventi medici e farmacologici già in atto negli hospice.
Ma per chi soffre per problemi legati a situazioni di prevaricazione, di solitudine, di difficoltà economiche, sociali o di disabilità, che provocano sofferenza psicologica, una legge sarebbe la via più deresponsabilizzante, ipocrita e veloce per risolvere un problema. E il rischio è che dietro la falsa pietà si giustificherebbe l’eliminazione di qualsiasi situazione che comporti impegno, sopportazione, rinunce e fatica sia per il soggetto interessato che per chi lo dovrebbe accudire.
Una punturina e il problema non c’è più; la coscienza sollevata da ogni responsabilità, una vita scomoda cancellata in nome di un’autodeterminazione che confonde la dignità della persona umana con la falsa libertà del diritto di poter fare ciò che si vuole.
Democrazia e Sussidiarietà continuerà la sua battaglia. La vita va preservata sempre.


