Non mi interessa il “caso-Adinolfi”, così come riportato dai giornali. Sarà la giustizia a fare il suo corso. E fino a sentenza definitiva, se siamo ancora in uno Stato di diritto, c’è la presunzione di innocenza. Invece, per lui la sentenza, urbi et orbi, è stata già emessa. Comminata a “Camere Riunite”, nel nome e nel segno della presunzione di colpevolezza.
Certo, il personaggio si presta a tante letture, ma io l’ho conosciuto, ho fatto un tratto di strada insieme a lui al tempo del Family Day, avendo scritto appunto, il libro “Il futuro dei cattolici in politica, dalla Dc al Family Day”, ed essendomi occupato, con corsi ad hoc di formazione della sua classe dirigente (uomini e donne che si presentavano alle elezioni).
Domanda. Chi è contento di questa inchiesta che lo ha portato all’arresto, secondo le accuse tutte da provare, per evasione fiscale, truffa da 5milioni di euro (le scommesse del calcio, una sorta di schema-Ponzi), spese per beni voluttuari (viaggi, imbarcazioni etc), e addirittura (nelle motivazioni della restrizione della libertà), in quanto soggetto socialmente pericoloso e manipolatore?
Vediamo. Ai vertici della classifica “anti-Marione” il mainstream mediatico, politico e culturale laicista, impegnato a ribadire il solito trito e ritrito mantra ideologico, molto utilitaristico e strumentale, che i moralisti in realtà, sono dei corrotti e degli incoerenti e che nascondono geneticamente e psicologicamente un lato inconfessabile.
Tradotto, visto che i cattolici sono così, meglio restare atei o agnostici.
Poi, sicuramente il gruppo Mediaset che non ha perdonato ad Adinolfi la battaglia insieme a Corona contro Signorini e affini, e la reazione virulenta che ha avuto contro i giornalisti de “Le Iene” che lo incalzavano proprio sulla vicenda in questione.
A seguire, i partiti che prendono i voti dei cattolici salvo poi deluderli quando governano, e gli ex-compagni di cordata del Family Day, i quali per distinguersi oggi, legittimamente dal loro punto di vista, prendono le distanze dal leader del Popolo della Famiglia, rispolverando antiche ruggini personali.
Ma dietro tale comunicazione c’è ancora vivo un problema di egemonia del mondo cattolico, circa la migliore formula da assumere per rappresentare i credenti in politica: o dentro tanti partiti (modello-Ruini), oppure dentro un unico soggetto unitario (modello post-Dc).
Quello che va detto, molto semplicemente, al di là degli aspetti specifici (valuteremo gli sviluppi), è il dopo-Adinolfi. Se si può buttare il bambino con l’acqua sporca.
Perché il rischio che si corre, da adesso in poi, è che ogni rivendicazione di un certo mondo, l’aspirazione a farsi sentire e a combattere la buona battaglia, si identificherà obbligatoriamente e necessariamente con Adinolfi e le sue sventure personali. Pubbliche e private.
E questo è sbagliato. Sia rispetto al passato, sia rispetto al futuro. Come è sbagliato attribuire a complotti massonici l’inchiesta che lo riguarda.
Il lavoro che va fatto, al di là della sua persona, è se le cose e gli argomenti di Adinolfi, in merito a diritto alla vita, la famiglia naturale, le identità storiche, culturali e religiose dei popoli, l’anti-woke, siano temi da continuare a sostenere oppure no. Per me sì e sempre con maggiore forza.
E io ritengo che ci siano tanti movimenti, tante organizzazioni ecclesiali, associazioni (come Pro Vita e Famiglia, Democrazia e Sussidiarietà, Alleanza Cattolica, Cl etc), singoli parlamentari e opinionisti sul campo, meritevoli di prenderne il testimone. Alcuni lo fanno da decenni, altri hanno iniziato a farlo di recente.
Il partito dei “valori non negoziabili” ha il diritto e il dovere di continuare a battersi. Popolo della Famiglia compreso.


